.

moderati-sardi
Spazio di riflessione e discussione dei moderati sardi
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 15057 volte


In una politica dove i toni e le spaccature si inaspriscono ogni giorno di più, noi portiamo avanti un'idea diversa. L'idea di una politica che lavora per COSTRUIRE. Una politica responsabile che punta sempre al bene di TUTTI.
politica interna
Lega Nord e Sardegna: ha un senso?
8 luglio 2009

Leggere l'articolo de l'Unione Sarda e riflettere sull'utilità dell'ingresso della Lega Nord in Sardegna


L a recente tornata elettorale ha confermato il ruolo politico di primissimo piano della Lega Nord, che, con una quota superiore al 10 per cento, è saldamente il terzo partito italiano. Si tratta di risultati straordinari per una formazione che negli anni Ottanta, quando ancora si chiamava Lega Lombarda, era considerata dalla maggior parte degli analisti politici un fenomeno folkloristico, destinato ad esaurirsi in brevissimo tempo.
Quello che sfuggiva ai politologi - e continua a sfuggire ancora oggi a buona parte dei suoi detrattori - è quanto la Lega tragga la propria forza da sentimenti, malesseri e rivendicazioni profondamente radicate nelle regioni settentrionali della nostra penisola. Istanze che, contemporaneamente, continuano ad essere estranee al resto delle regioni italiane. Solo così si può spiegare come altre formazioni politiche, anche meno importanti numericamente della Lega Nord, riescano a raggiungere una diffusione omogenea a livello nazionale, mentre il partito di Bossi continua a raccogliere la stragrande maggioranza dei suoi consensi nelle regioni del nord, con punte che superano abbondantemente il 20 per cento in Veneto e Lombardia.
Il legame stretto con il nord è insieme la forza e il limite del movimento leghista, che ha saputo leggere e interpretare prima e meglio di altri il disagio latente nelle regioni settentrionali, il loro sentirsi dei giganti a livello economico, ma dei nani a livello politico e di rappresentanza nelle istituzioni. A questo desiderio latente di visibilità politica, si univa l'insoddisfazione per le ricchezze - troppe, pensavano in molti al nord - destinate alle regioni del sud, che parevano assorbirle come un pozzo senza fondo. Lo slogan leghista di "Roma ladrona" non nasce per caso, ma esprime pienamente un malcontento diffuso, che troppi, soprattutto a sinistra, hanno liquidato con sufficienza come semplice espressione di egoismo e qualunquismo.
Così, mentre il mondo politico si interrogava da decenni sulla questione meridionale, nessuno pareva accorgersi di una nascente questione settentrionale, di un progressivo distacco emotivo di una parte della popolazione "nordica" dal legame con la nazione italiana e le sue istituzioni.
Bossi e la Lega Nord hanno dato voce a questo profondo disagio, certo accogliendo le istanze più irrazionali, più "di pancia" e facendo leva sulle insicurezze e debolezze delle persone, quando non sulle paure e ansie. Il terreno era stato, però, reso fertile da anni di disinteresse delle forze politiche, alimentato dalla convinzione che bastassero benessere economico e crescita industriale a fornire basi solide alla società settentrionale. Che, viceversa, è sì opulenta, ma anche profondamente fragile e insicura, timorosa di perdere il benessere conquistato.
In questo contesto la Lega ha fatto il pieno di consensi prima tra il popolo delle partite IVA e la borghesia di provincia, infine tra gli operai che vedono le fabbriche chiudere senza che i grandi partiti di sinistra e sindacati riescano a fare nulla per aiutarli. Ha imposto una presenza, tra i banchi dei mercati, tra le file dei supermercati e nei bar di periferia, capace di rispondere, anche se in maniera limitata e a tratti demagogica, alle incertezze di persone preoccupate per la perdita del lavoro, per il calo del potere d'acquisto dei salari, per la concorrenza al ribasso dei prodotti asiatici e della manodopera extracomunitaria.
Questo saper interpretare il malessere del nord, antico e attuale, è, però, anche il grande limite della Lega, formazione che incide pesantemente sui destini e sulle scelte politiche dell'intera nazione, ma rimane un fenomeno macroregionale, con interessi che guardano solo a una parte d'Italia e non a tutto il Paese. In questo senso la Lega non ha voluto o potuto - noi crediamo voluto - fare un salto di qualità e guardare a orizzonti più ampi di quelli iniziali, slegandosi dai particolarismi e dai regionalismi che certo assicurano una base elettorale solida, uno "zoccolo duro", ma limitano fortemente gli orizzonti politici. Ma, quello che è peggio, di assumere una dimensione più ampia - diremmo "nazionale" - a Bossi, ai dirigenti leghisti, ma soprattutto alla base del movimento interessa veramente poco. E questo non è solo un limite, ma quasi un peccato originale per un partito che governa l'Italia ed è quindi tenuto a salvaguardare il benessere dell'intero popolo, non solo di quella parte che vive a nord del fiume Po.


Cosa ne pensate?



permalink | inviato da marvit il 8/7/2009 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Casini: non scegliamo né Pd né Pdl
26 giugno 2009
“Non dobbiamo scegliere, perché abbiamo già scelto l’Italia e gli Italiani”.
Il leader Udc, dopo l’esito del voto alle amministrative, traccia la linea del partito centrista sulle future alleanze: ‘ci schieriamo scegliendo una sola idea, una sola bussola: il buon governo per i cittadini’.
Un’impostazione che verrà ribadita anche alle prossime elezioni regionali in cui i Comitati regionali del partito di centro sceglieranno le alleanze più utili a “far crescere le comunità locali, abbattere il malgoverno e la corruzione e offrire più servizi sociali a cominciare dalle famiglie”.



permalink | inviato da marvit il 26/6/2009 alle 22:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica estera
Ue: Casini, Mauro sconta scarsa credibilita' Italia
19 giugno 2009
ANSA) - ROMA, 19 GIU - 'Dopo le prese di posizione dei tedeschi nei giorni scorsi e le dichiarazioni di oggi di Sarkozy a favore di Busek, purtroppo per l'Italia si profila un eurodisastro'. Cosi' Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, sulla candidatura italiana alla presidenza del Parlamento europeo. 'Nell'ambito del PPE - sottolinea - abbiamo avallato la richiesta italiana per la presidenza a Mario Mauro, per la stima verso la persona e per la necessita' di salvaguardare sempre l'immagine del Paese e di questo siamo fieri. Ma purtroppo la nostra credibilita' in campo internazionale e' ai minimi termini e ci dovremo accontentare di qualche incarico di ripiego (o capogruppo PPE o presidenza di qualche commissione). Evidentemente non basta la POLITICA delle pacche sulle spalle del nostro Presidente del Consiglio. Speriamo - auspica Casini - che in zona Cesarini si possa rimediare, ma il cerchio intorno all'Italia si sta chiudendo. Il primo a pagarne le conseguenze e' proprio Mario Mauro e la sua candidatura. Abbiamo sollecitato Berlusconi ad assumere la tradizionale posizione di supporto 'intelligente' a Germania e Francia che, nel bene e nel male, sono la vera locomotiva europea. Al bando inutili velleitarismi, la posizione tradizionale dell'Italia, come e' stato fin dall'epoca di Mitterrand e di Kohl, e' nel rapporto con queste due grandi nazioni'. (ANSA).

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Berlusconi Europa

permalink | inviato da marvit il 19/6/2009 alle 23:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
maestro unico
5 settembre 2008
(DIRE) Roma, 4 set. - "Non sbagliavamo quando affermavamo che i tagli lineari del ministro Tremonti ai ministeri avrebbero prodotto danni enormi. Il decreto del ministro Gelmini sul ritorno del maestro unico alle elementari e' il primo frutto avvelenato di quella scelta". E' quanto dichiara, in una nota, il capogruppo dell'Unione di Centro in commissione Bilancio alla Camera, Gian Luca Galletti, secondo il quale, "fermo restando la libera scelta delle famiglie, "il primo dato certo e' che tutto questo comportera' per quelle che volessero far adottare ai propri figli il tempo pieno, l'impossibilita' a farlo".

"Conosciamo bene l'obiezione del ministro Gelmini: il tempo pieno non e' istruzione e percio' chiamera' a compartecipare in misura sempre maggiore gli enti locali. Il ministro comprenda pero'- conclude Galletti- che la coperta e' troppo corta e che gli enti locali non potranno far fronte a cio' che lo Stato non garantisce piu'. Chi rischia di pagarne i danni sono le famiglie, in particolare quelle meno abbienti".


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. scuola formazione governo

permalink | inviato da marvit il 5/9/2008 alle 17:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
La Scuola ed il governo Berlusconi
4 settembre 2008

MaestrI unicI per decreto.

E’ stato pubblicato ieri il Decreto Legge n. 137, varato dal governo la scorsa settimana, e poi misteriosamente scomparso.
E’ stato introdotto, nell’articolo 4, l’insegnante unico nella scuola primaria.
Il Ministro Gelmini aveva annunciato la propria intenzione di ripristinare il maestro unico, ma non è mai capitato nella storia d’Italia che una riforma dell’ordinamento scolastico venisse varata con un decreto legge.

Si tratta di un fatto gravissimo. Non è dato comprendere quali siano i requisiti di urgenza richiesti dalla Costituzione.

Analizziamo il testo dell’articolo:
Il primo comma chiarisce che l’istituzione del maestro unico rientra negli obiettivi di contenimento della spesa, leggasi tagli, previsti dalla legge finanziaria.
I regolamenti attuativi della finanziaria (si tratta di DPR che dovrebbero essere emanati entro il 6 di ottobre) prevederanno:
- La costituzione di classi di scuola primaria (si tratta evidentemente del prossimo anno scolastico) funzionanti 24 ore ed affidate ad un unico maestro.
- Nei regolamenti si terrà conto delle domande delle famiglie per una più ampia articolazione del tempo-scuola (si tratta probabilmente di uno spiraglio per salvaguardare il tempo pieno ed evitare una rivolta delle famiglie che ne fruiscono).
- Un’apposita “sequenza contrattuale” dovrà definire il pagamento delle ore aggiuntive, prestate dai maestri, rispetto all’orario contrattuale, le risorse saranno attinte dai risparmi conseguiti attraverso i tagli di organico.

A questo punto, se la scuola elementare dovrà funzionare, com’è scritto, per 24 ore, se detraiamo le due ore di religione, ne restano 22 per gli insegnamenti curricolari, è evidente la necessità di una drastica semplificazione dei programmi.
L’eliminazione degli spazi di contemporaneità tra i docenti farà venir meno qualsiasi possibilità di avere a disposizione risorse per il recupero degli alunni in difficoltà e per l’integrazione di quelli stranieri. Inoltre cadrà totalmente la possibilità, attualmente prevista, di utilizzare tali spazi orari per supplenze brevi.

Si tratta di un ritorno alla scuola pre 1985, ma con condizioni profondamente mutate e peggiorate:
- il numero di alunni per classe è aumentato fortemente;
- le classi sono stracolme di alunni stranieri;
- anche il numero di alunni diversamente abili è aumentato, mentre è diminuito il numero dei docenti di sostegno.

La scuola primaria italiana, ad onta delle continue devastazioni pseudo riformistiche, è collocata ai primi posti nel mondo in quanto a qualità.
Il premio che i maestri ottengono in cambio dallo Stato è quello di essere sempre colpiti per primi. E i docenti della scuola primaria sono già ingiustamente penalizzati dal contratto: nonostante debbano essere laureati come gli altri docenti, percepiscono uno stipendio inferiore e lavorano più ore.

Roma, 2 settembre 2008

Il coordinatore nazionale

Rino Di Meglio



permalink | inviato da marvit il 4/9/2008 alle 12:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Casini: lodo Afano
1 luglio 2008


Ciò che è scandaloso non è il lodo Alfano, ma è il fatto che non si parli più di quoziente familiare e dei problemi che continuano ad attanagliare le famiglie italiane


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. lodo alfano pdl governo

permalink | inviato da marvit il 1/7/2008 alle 22:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
vita scolastica
Il DDL Aprea: verso la scuola privatizzata
1 luglio 2008
Nel disegno di legge presentato in gran fretta dalla Aprea prima di essere nominata Presidente della VII Commissione, si percepisce una forte spinta verso ipotesi organizzative che ricalcano chiaramente la organizzazione di società di capitali, o comunque di istituti giuridici di tipo privatistico, senza però, di questi, mantenere il rigore dell’impianto assicurato dal nostro legislatore civilistico. Ad esempio il Consiglio di Istituto viene sostituito dal Consiglio di amministrazione (organo esecutivo delle società), che diventa un organismo onnipotente, con una pluralità di funzioni tra le quali quella di approvare il POF, mentre fino ad ora il C.d.I aveva il compito, in merito alla programmazione didattica, di dettare i criteri generali, e di adottare il POF preventivamente approvato dal Collegio dei docenti. Il Consiglio di Istituto attraverso la istituzione del Consiglio di Amministrazione viene modificato nella composizione e nel numero: fuori gli ATA e dentro gli EE.LL proprietari dei locali scolastici ed enti e imprese private, qualora siano sponsor. Mentre il Consiglio di Amministrazione nelle società di capitali è un organo esecutivo delle volontà dell’Assemblea e sottoposto al controllo del Collegio sindacale, qui diventa un organo di governo ma anche di indirizzo non sottoposto ad alcun controllo.
Anche nelle Fondazioni, gli Amministratori sono sottoposti a controllo e vigilanza
governativa. A questo proposito si segnala la possibilità delle Istituzioni scolastiche di trasformarsi in Fondazioni , quindi in soggetti che pur non avendo fine di lucro sono privati.
Ci si domanda il perché di questa scelta.
Lo scopo sembra essere la possibilità di avere sponsor privati e pubblici. Qui ancora una volta non è previsto controllo o vigilanza bensì l’obbligo delle Fondazioni di rendicontare il loro operato alla PA competente (che è cosa diversa che essere sottoposte a controllo). Anche in questa ipotesi ci si domanda che ne sarà della Pubblica istruzione. Il Collegio Docenti al quale viene riconosciuto un potere di indirizzo, programmazione, coordinamento e monitoraggio delle attività didattiche, dovrà fare i conti con il potere di indirizzo generale dell’attività di istruzione del Consiglio di Amministrazione, peraltro non sottoposto ad alcun controllo. La tanto decantata separazione tra organi di gestione e organi di governo si riduce ad un Collegio con poteri solo di indirizzo, un Dirigente Scolastico con poteri di governo ed un Consiglio di amministrazione che li comprende entrambi. Quindi, o si rimane nell’ambito del diritto pubblico o, se si adotta un sistema privatistico, occorre predisporre i bilanciamenti che qui mancano, ammesso che questa ipotesi sia compatibile con i principi costituzionali.
Il Comitato di valutazione del servizio scolastico sostituisce il comitato di valutazione del servizio docenti, non è più eletto dal Collegio, bensì nominato dal Consiglio di Amministrazione. Il Consiglio di classe è sostituito dall’Organo Collegiale di valutazione degli alunni, che diventa un mero organo di valutazione, in cui i singoli docenti valutano i livelli di apprendimento e certificano le competenze secondo le modalità stabilite dal regolamento di istituto. L’Organo collegiale dei docenti perde quindi la sua collegialità nella
programmazione didattica e nella interdisciplinarietà. Mancano anche le altre componenti, quali i genitori e gli studenti, essendo venute meno le altre funzioni ed essendo residuata solo quella valutativa.
Il diritto di Assemblea degli studenti e i diritti delle famiglie vengono ridimensionati, e garantiti come diritto di riunione (quando come?): le istituzioni avranno il compito di valorizzare questi diritti. E’ invece positiva la decentralizzazione delle risorse finanziarie che consentono di attuare il 117 della Costituzione, risorse attribuite sulla base del numero degli studenti.
In conclusione il DDL non è in grado di rappresentare un soluzione dei problemi che si candida a risolvere, sia perché non delinea un sistema di vero autogoverno delle istituzioni scolastiche, sia perché anche i genitori, che peraltro non ottengono spazi di rappresentanza significativi, vengono considerati come utenze di un servizio, piuttosto che i rappresentanti legali dei loro figli, quindi responsabili della loro istruzione e unici preposti ad esigere che lo Stato adempia il suo obbligo costituzionale di istruire il paese. Nondimeno l’Autonomia scolastica, principio peraltro garantito costituzionalmente, appare ignorato ed anche svilito dall’impianto del DDL. L’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca e sperimentazione contenuta nel DPR 275/99, di cui non si fa menzione, risulta mortificata dalla proposta di riforma delle funzioni degli Organi Collegiali e dello status giuridico dei Docenti.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. scuola formazione sviluppo

permalink | inviato da marvit il 1/7/2008 alle 20:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
ROM: CASINI, IMPRONTE DIGITALI ATTO DI RAZZISMO
28 giugno 2008

Piacenza, 28 giu. (Apcom) - Per Pier Ferdinando Casini la scelta di prendere le impronte digitali solo ai bambini rom "è un atto di razzismo". Dal palco del Festival delle idee, in corso da ieri a Piacenza, il segretario dell’udc critica la proposta del ministro Maroni di introdurre questa misura per inasprire le misure contro i rom nel nostro Paese: "Io sono pronto a dare le mie - ha detto Casini - se le si chiede solo al bambino rom non ha senso. Poich‚ i delinquenti ci sono in tutte le categorie, ognuno di noi deve dare le proprie". "Io non voglio che questa regola valga solo per i rom - ha concluso - diamole tutti".

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. casini rom razzismo

permalink | inviato da marvit il 28/6/2008 alle 13:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
vita scolastica
Catastrofe scolastica e cecità politica
27 giugno 2008
di Mario Pirani
La Repubblica, lunedì 31 marzo 2008

Ha avuto un successo di stampa l´iniziativa di un gruppo di insegnanti fiorentini (sostenuti da un manifesto firmato da noti docenti universitari e commentatori) che avevano invitato al liceo Visconti di Roma i rappresentanti dei vari partiti perché s´impegnassero a portare avanti «l´inversione di tendenza impressa dal ministro uscente dopo decenni di lassismo… per una scuola più esigente sul piano dei risultati e del comportamento, ispirata ai criteri di merito e di responsabilità».
I partiti, però, nessuno escluso, hanno brillato per la totale assenza. Non c´è da stupirsene, vista la marginalità del tema nei programmi elettorali del PdL e del Pd, che sembrano non percepire neppure il grado di catastrofe in cui versa la scuola italiana. Eppure basta purtroppo a comprovarlo l´onta della ricerca Ocse che attesta come il 50,9% dei ragazzi italiani non sia in grado di capire neppure un minimo del brano di lettura sottopostogli.
Questo l´esito di un ventennio di riforme ispirate dalla demagogica sostituzione del principio sacrosanto del diritto allo studio con il diritto al “successo” nello studio, che ha impedito fino a ieri di rimandare o bocciare anche chi riportava tre o quattro insufficienze gravi o aveva trasformato le aule in palestra di bullismo.
Ora, per la prima volta dal 1995 quando, con voto unanime, il Parlamento approvò l´abolizione degli esami di riparazione proposta dal primo governo Berlusconi, si è avuta, nell´ultimo biennio, una inversione di rotta ad opera del duo Fioroni-Bastico.
Nei programmi dei due partiti maggiori non se ne fa cenno né si prende atto dello sfascio e delle sue cause. Berlusconi nel suo rutilante messaggio affastella un florilegio di banalità culminante nella riproposizione delle tre “I” (inglese, impresa, informatica), accompagnata dalla promessa di «un sostegno alle famiglie per la libertà di scelta tra scuola pubblica e privata», il che, tradotto in italiano, significa più soldi ai preti per i «diplomifici».
Incomparabilmente più serio e articolato il programma Pd, suddiviso in 10 pilastri (cioè, i principi generali) e in 12 «azioni di governo». Fra i primi spicca l´affermazione secondo cui «l´educazione è il principale ascensore sociale», un ascensore, peraltro, da tempo fermo, proprio perché la scuola «riformata», adeguandosi al livello d´ignoranza degli ultimi, ha finito per privilegiare i figli delle famiglie colte e benestanti, in grado persino di perfezionare i loro studi all´estero.
La stesura delle «azioni di governo» per la scuola risente, purtroppo, della mano dei pedagogisti che avevano ispirato le passate quanto rovinose riforme: al primo punto si proclama di nuovo l´obbligo di «assicurare il successo educativo a tutti i ragazzi fino ai 16 anni»; si prosegue poi nell´esaltazione della autonomia dei singoli istituti scolastici, e nella devoluzione a questi ultimi della «piena responsabilità nel definire gli specifici contenuti dell´insegnamento», aggiungendo che «le scuole dell´autonomia devono essere più libere, condizione essenziale per essere valutate». Dietro queste frasi si perpetua la concezione che ha portato ad abrogare il ruolo della scuola come matrice dell´unità nazionale, attraverso una formazione eguale e paritaria delle giovani generazioni, imperniata sui programmi unici nazionali. Com´era ai tempi quando l´Italia tentava, almeno, di essere «una di lingua» se non più, «d´arme e d´altare».
Per contro le riforme hanno abolito i programmi nazionali, ribattezzati con perfido scivolamento semantico come “centralistici”, esaltando, per contro, il localismo scolastico. Ne è seguito lo scardinamento di ogni criterio di valutazione oggettiva. Come comparare, infatti, istituti con insegnamenti del tutto diversificati e che presentano risultati addirittura paradossali? Vedi, ad esempio, quel giudizio di “ottimo” in matematica attribuito, in base al voto, al 20% dei quindicenni del Sud, contro il 13% del Nord, quando le rilevazioni internazionali su quegli stessi studenti, a parità di voto, risultano nettamente rovesciate, con un divario di 70 punti a sfavore dei ragazzi del Sud, un arretramento pari a 2 anni di frequenza!
Per porre un freno alle assurdità della “devolution” scolastica Fioroni al limite del suo mandato ha deciso che il 17 giugno, al termine della terza media, tutti i ragazzi torneranno ad essere sottoposti ad un esame scritto di italiano e matematica, attraverso una prova a carattere nazionale, eguale per tutti. Ma supererà le elezioni il coraggioso tentativo di riportare la serietà, il merito e l´eguaglianza nelle scuole italiane?

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. scuola formazione

permalink | inviato da marvit il 27/6/2008 alle 23:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Per cambiare la Sardegna - UDC e Psd'az domani 20 Giugno Hotel Mediterraneo Cagliari
20 giugno 2008
Domani, alle ore 17 presso l’Hotel Mediterraneo si svolgerà  l’assemblea promossa dallUDC e dal Psd’az sul futuro della Sardegna e come primo passo della Costituente dei sardi. L'evento è di primaria importanza in vista delle regionali del 2009.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. UDC Psd'az Sardegna Costituente dei Sardi

permalink | inviato da marvit il 20/6/2008 alle 0:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
giugno